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Cenni storici sull'Isola di Rab - Croazia
Le prime notizie dell'isola di Rab ci vengono dal geografo greco Pseudo Chillace e risalgono al Medioevo. Rab viene successivamente citata in numerosi documenti: Plinio il Vecchio nella sua opera "Naturalis Historia", poi nel X Sec. l'imperatore Costantino VII nella sua opera "De administrando Imperio". Le prime tracce di vita invece sono state fatte risalire addirittura all'età della pietra grazie ad alcuni reperti trovati nella zona di Lopar e risalenti a diverse fasi (neolitico, età del rame e del bronzo). L'epoca IlliricaI primi abitanti dell'isola di Rab di cui si ha notizia furono gli Illiri della tribù dei Liburni. I greci cominciarono però ad inoltrarsi lungo il mare Adriatico e iniziarono così gli scontri fra i due popoli che si protrassero per diverso tempo finché, nel 365 a.C., Dionisio il Giovane decise di farla finita con i Liburni muovendo contro di loro una potente flotta. Lo scontro decisivo avvenne fra le isole di Rab (all'epoca Arbe) e Krk (all'epoca Curicta). Per proteggere le isole conquistate Dionisio fece costruire numerosi forti ed accampamenti militari, riuscendo così a mantenere la pace per oltre un secolo fino a quando i Liburni, approfittando del malcontento venutosi a creare nelle colonie greche, riuscirono a riconquistare i territori persi e attaccarono i greci fino a conquistare tutte le loro colonie ad eccezione di Issa. I Liburni continuarono ad attaccare Issa fino a quando i greci chiesero aiuto ai romani. Era l'anno 229 a.C.
L'ISOLA SOTTO I ROMANI
Durante una battaglia per la difesa di Issa, i Romani infersero una dura battaglia agli Illiri costringendoli alla resa. Gli Illiri furono costretti a rinunciare al possesso di gran parte dei territori e a rompere l'alleanza con i Liburni. Conquesta mossa i romani imposero il loro dominio sull'Adriatico creando così i presupposti per ulteriori espansioni.
I Romani iniziarono la ricostruzione delle fortificazioni e delle colonie distrutte dagli Illiri e la costruzione di nuove colonie e insediarono il loro potere anche sull'isola di Rab nella seconda metà del II sec. a.c. e, data la posizione strategica, concesse all'isola il titolo di Municipio Romano.
Intorno all'abitato furono costruite mura di cinta con bastioni e torri di difesa e la vita all'interno fu organizzata sul modello della città di Roma.
L'ISOLA DI RAB ai tempi delle grande migrazioni
La prima grande migrazione fu provocata dall'entrata degli Unni in Europa intorno al 375 d.C..
Questo provocò una spinta da parte delle popolazioni germaniche in fuga verso i confini romani fino a portare alla caduta del dominio romano nel 476.
Il governo romano sull'isola di Rab continuò comunque fino al 493, anno in cui l'intera Dalmazia e quindi anche Rab finirino sotto il dominio degli Otrogoti, dando inizio ad un periodo buio e instabile per l'isola di Rab.
Il dominio ostrogoto cessò nel 544 per opera dei bizantini dell'Impero Romano d'Oriente che furono a loro volta scacciati dopo breve tempo dagli Avari e dagli Slavi.
Gli avari giunsero a minacciare seriamente l'impero di Bisanzio ma furono sconfitti a Costantinopoli dando occasione agli slavi, ormai insediatisi stabilmente nella regione dalmata, di svincolarsi da loro. Per quanto riguarda l'Isola di Rab, nei censimenti dal 532 all'880, non vi è traccia di vescovi arbendi e ciò significa che durante le incursioni avaro-slave anche Rab fu distrutta, per essere poi ricostruita solo attorno al 750, anno in cui fu ripristinato anche il dominio bizantino sulla Dalmazia.
In quell'epoca Rab ottenne lo status di Comune autonomo sul modello del municipio romano di una volta.
All'inizio del IX secolo l'isola di Rab era governata da un priore affiancato da un giudice ed un vescovo.
RAB DAL IX AL X SECOLO
Carlo Magno, in qualità di imperatore d’Occidente si oppose al dominio Bizantino in Dalmazia con una guerra che si concluse con la pace di Aachen nell’812. In questa occasione furono stabiliti i confini fra i due imperi: a quello d’Oriente andarono le isole, compresa Arbe/Rab e alcune città della costa, mentre i territori interni andarono all’impero d’Occidente.
In questo periodo però iniziarono tra le popolazioni Slave del sud le prime forme di organizzazione statale. Nell’852 il principe croato Terpimiro si definì “Dux Croatorum” e nell’880 la Croazia divenne uno stato del tutto indipendente sotto la guida del principe Branimiro. Verso la seconda metà del IX secolo, le cità dalmate tra cui anche Arbe/Rab, pagano un tributo al prinicipe croato per garantire la pace e l’amicizia.
RAB DAL X AL XV SECOLO
Nel X secolo il principe croato Tomislav unifica la Croazia continentale con la Croazia dalmata creando uno stato forte anche militarmente.
L’impero bizantino, in quell’epoca in difficoltà a causa di una guerra contro i bulgari, cercò l’aiuto della Croazia di Tomislav, ordinando alle città latine di Spalato, Traù, Ossero, Arbe/Rab e Veglia di porsi sotto l’ala protettiva croata.
Sul finire del X secolo, in seguito alla morte del re di Croazia Derzislao, scoppia una lite fra i suoi figli che porta instabilità nel regno. Le città dalmate si rivolgono a Venezia in cerca di sostegno e questa ne approfitta per iniziare il suo insediamento.
Già all’inizio dell' XI secolo cominciò una sanguinosa lotta per il dominio su quelle città. Al tempo del re croato Pietro Crescimiro IV e del suo successore Dimitro Zvonimiro, Arbe cadde sotto il loro dominio. Pietro Crescimiro IV in data 16 maggio 1070, con una speciale missiva confermò agli Arbesi certe donazioni fatte al convento di San Pietro nella Draga, mentre con un' altra lettera confermò a beneficio del vescovo arbese del tempo la giurisdizione sulle parrocchie ai piedi della catena del Velebit, nella Lika, sull' isola di Pago nonché su quelle di Buzani e Bucani. Qualche mese più tardi, il 18 luglio 1070, il medesimo re inviò agli Arbesi una lettera speciale con la quale donò loro "per sempre" la città di Cissa sull' isola di Pago con tutte le sue pertinenze. Si tratta di una città più tardi sprofondata nel mare, i cui resti formano l’odierno abitato di Caska.Durante il regno di Dimitro Zvonimiro, Arbe resta in suo potere, ma le lotte con Bisanzio e con Venezia mettono in pericolo questo possesso. Durante una spedizione in Dalmazia, l'imperatore bizantino Alessio Comneno abolì le precedenti ordinanze degli imperatori Basilio e Costantino e, in premio dei servizi precedentemente resi da Venezia, cedette i suoi "diritti" sulla Croazia e la Dalmazia alla Serenissima fedele alleata, ovvero al suo doge Vitale Faliero. Costui inizialmente dovette accontentarsi soltanto del titolo di "dux Dalmatiae et Croatiae" ma subito dopo la morte di Dimitro Zvonimiro cominciò la grande lotta per la Dalmazia.Salito sul trono croato il re ungherese Colomanno, questi stipulò un patto di alleanza ed amicizia col doge Veneto Vitale Michieli, riconoscendogli il potere supremo sulle città della Dalmazia con il titolo di "dux Croatiae et Dalmatiae". In seguito al patto ungaro-croato del 1102 ed all’incoronazione di Colomanno quale re croato, questi rinunciò all’amicizia con Venezia e stipulò un accordo con l' imperatore bizantino Alessio Comneno, penetrò in Dalmazia e pose sotto la sua tutela tutte le città costiere. Rab/Arbe, tuttavia, non rimase a lungo sotto il dominio dei sovrani ungaro-croati; già nell' anno 1116 gli Arbesi chiesero e ottennero la protezione del doge Ordelaffo Faliero. Con un documento del 1118, il doge Faliero confermò ad Arbe tutti i privilegi goduti al tempo di Bisanzio e dei sovrani ungaro-croati, ma al tempo stesso Venezia cercò di trasformare la sua sovranità in totale dominio. Resistendo a questi tentativi, gli Arbesi inviarono a Venezia propri ambasciatori che ottennero solo qualche concessione. Il 18 giugno 1166 Venezia pose dei limiti all’antico diritto degli Arbesi di eleggere autonomamente il proprio podestà, imponendogli di presentare quali candidati quattro loro cittadini o due cittadini veneziani. Per reazione a tale imposizione, gli Arbesi cambiarono bandiera, scegliendo la sudditanza al re ungaro-croato Bela III. Il cambio fu di breve durata e anzi per ben due secoli ci fu un continuo alternarsi di domini di Venezia e dei sovrani ungheresi. Una situazione che si protrasse fino al 1358, anno in cui Ludovico d' Angiò riportò sotto il proprio potere tutte le città della Dalmazia, compresa Arbe, i cui abitanti - volendo esprimere la loro ammirazione verso quel sovrano definito "il grande re" e "nostro liberatore" - decisero di stabilire una festa in suo onore ricorrente ogni anno nei giorni del 9 maggio e del 27 luglio. La decisione fu presa il 21 luglio 1364. In realtà la festa di maggio si riferiva a una leggenda secondo la quale gli Arbesi erano riusciti a spezzare un assedio dei Normanni, durato quindici giorni, respingendoli dalle loro mura il 9 maggio grazie alla potenza delle reliquie di S. Cristoforo che da allora divenne il santo patrono della diocesi.Arbe rimase sotto il dominio del re Ludovico fino alla morte di questo sovrano. Nel 1403, fu incoronato re ungaro-croato Ladislao di Napoli (a Zara), al quale gli Arbesi giurarono fedeltà.
RAB/ARBE SOTTO VENEZIA
Ladislao di Napoli, resosi conto dell' impossibilità di conservare il suo regno fin troppo conteso, decise nel 1409 di vendere alla Repubblica di Venezia i suoi diritti sulla Dalmazia, ricavandone la somma di 100.000 zecchini d' oro. Con questa vendita furono gravemente colpiti gli interessi degli Arbesi che avevano possedimenti sull'isola di Pago, sicché all'inizio si opposero al ritorno di Venezia; resisi conto che non avrebbero potuto persistere a lungo alla grande potenza lagunare, intrapresero trattative nel tentativo di salvaguardare almeno gli antichi privilegi. Stavolta però Venezia non acconsentì a nessun compromesso, conquistò con le armi l'isola e la città sul finire di settembre 1409 e da allora ne rimase padrona assoluta. Lo rimase fino al 1797, anno in cui la stessa Serenissima Repubblica scomparve dal novero degli Stati europei. Avuto il definitivo possesso dell' isola, Venezia concesse spontaneamente al suo capoluogo gli antichi privilegi comunali, ma ridimensionandoli. L' amministrazione cittadina e del territorio di pertinenza della città fu posta sotto stretta sorveglianza. Alla testa del Comune fu posto un rettore veneziano, rappresentante e uomo di fiducia del doge. Nelle sue mani era concentrato l'intero potere locale: amministrativo, giudiziario e militare. Il rettore aveva come aiutanti un notaio che dirigeva l’ufficio di cancelleria e il vice del notaio. La cassa comunale era gestita da un cassiere che dirigeva anche la riscossione delle imposte e dei tributi. Le imposte erano parecchie: sulla terra, i pascoli, il sale, il vino, il commercio ecc. Con una parte delle entrate così realizzate venivano coperte le varie spesse dell'amministrazione comunale, il resto finiva nelle casse dello Stato a Venezia. Oltre ai funzionari sopra menzionati, l’amministrazione cittadina contava su diversi altri funzionari di grado inferiore, fra cui c’era un banditore.Particolare cura veniva dedicata alla sicurezza della città considerata anche la vicinanza di Arbe al principale baluardo degli Uscocchi, la città di Segna, oggi Senj. Il presidio era formato da Italiani e Istriani di origine romana che svolgevano anche il servizio d' ordine, quello doganale e tributario. Il comando su questi servizi era nelle mani del rettore-podestà. Siffatto potere militare assoluto non andava a genio ai nobili arbesi, ma anche i popolani di tanto in tanto avevano da lamentarsi del potere illimitato dei soldati e del rettore. Verso la metà del XV secolo la nobiltà inviò a Venezia una missione che riuscì ad ottenere per sé una posizione più favorevole: in assenza del rettore i nobili erano autorizzati ad esercitare a suo nome alcune attività amministrative, avendo inoltre il diritto di reclamo sull'operato dello stesso rettore e del presidio militare. Fu inoltre concesso loro di formare un proprio Consiglio dei nobili di otto membri.Incoraggiati dal successo dei patrizi, anche i popolani chiesero e ottennero il ripristino dei vecchi privilegi. Fu concesso di radunarsi nella Loggia di città, presenti il rettore e i suoi giudici. Tale stato di cose non piaceva al presidio militare né al rettore-comandante, e già nel 1467 tutte le concessioni fatte vennero abolite.Alcuni anni più tardi, tuttavia si giunse alla separazione del potere giudiziario da quello militare. Il comando sul presidio fu affidato a un colonnello, mentre il potere giudiziario e amministrativo continuò a rimanere nelle mani del rettore veneziano. La popolazione della città era suddivisa in nobili e popolani, questi ultimi cittadini di seconda categoria. Nei villaggi dell'isola ed a Lun (possedimento arbese sull’isola di Pago) vivevano gli abitanti più poveri, i plebei. Fra le tre categorie di abitanti vi erano pochi contatti. La popolazione urbana traeva il massimo profitto dalla propria posizione privilegiata, sfruttando senza pietà la popolazione rurale, per cui fra di loro regnava l’odio e scoppiavano continue contese. Di tale situazione traeva vantaggio soprattutto Venezia, i cui procedimenti tendevano ad alimentare le contesse e approfondire il solco fra le classi sociali, secondo l’antica massima: divide et impera. Nelle contese fra popolani e nobili il Governo della Repubblica veneta dava ragione ora all’una ora all’altra parte, ma alla fine riuscì a legare a sé I' intero patriziato, privando i popolani "ribelli" di qualsiasi tutela, abbandonati alla mercé delle famiglie patrizie e al loro sfruttamento.In quell'epoca i patrizi arbesi erano bene organizzati. Tutti insieme formavano il "Nobile Consiglio", salvaguardando efficacemente i propri interessi di casta, sia che si trattasse di difendersi contro i popolani oppure dalle interferenze del Governo veneziano. I membri del Nobile Consiglio tutelavano gelosamente la "purezza" della loro comunità: raramente qualche estraneo poteva iscriversi nel libri dei Nobili.Grazie agli antichi privilegi, all’inizio del XV secolo e fino ai primi decenni del secolo successivo lo stato di fortuna dei patrizi arbesi fu florido. Con l’inizio del XVI secolo e l’abolizione di quei privilegi, la posizione materiale di quelle famiglie si indebolì rapidamente, per cui i patrizi cominciarono a lamentarsi presso il Governo della Serenissima della loro indigenza e miseria. L’intera popolazione, in verità, si trovava in una triste condizione, per cui venne creato il "Fonticus" (fondaco) dal quale venivano distribuiti la farina ed altri generi alimentari a prezzi ridotti ai patrizi decaduti e ad altri poveri. Il Fondaco, tuttavia, non poteva certamente salvare la nobilita arbese dalla rovina; la sua decadenza continuò per concludersi con la fine stessa di Venezia.All’epoca in cui i nobili arbesi vantavano la migliore organizzazione a tutela dei loro interessi, nelle file della rimanente popolazione regnavano le discordie e le liti. Per la popolazione dell' isola fu catastrofico il periodo della metà del XV secolo, quando fu decimata da un'epidemia di peste. Gravissime furono le conseguenze per la stessa città capoluogo. Stando alle limitate conoscenze mediche dell'epoca, si credeva che la peste si diffondesse per contatto umano; per cui se in una famiglia qualcuno mostrava sintomi del morbo, lui e tutti i congiunti venivano murati vivi in casa che poi veniva data alle fiamme. L’ignoranza, dunque, fece più vittime della peste. Devastata dal morbo, l’isola rimase quasi priva di mandopera e spopolata.Quando i Turchi penetrarono in Bosnia verso la metà di quello stesso secolo, grandi masse di fuggiaschi - la popolazione slava cristiana - si trasferirono verso le sponde adriatiche. Una parte di quei profughi trovò rifugio anche sull’isola di Rab/Arbe che così tornò a popolarsi.L’amministrazione arbese dell'epoca accolse benevolmente quei fuggiaschi che per un certo periodo furono esentati da qualsiasi imposta o tributo. Arrivarono però ben presto tempi difficili sia per i nuovi arrivati che per la popolazione rurale. Quest'ultima fu nuovamente gravata di svariati balzelli e dall'obbligo di servire nell'esercito e sulle galee. Quei pochi che godevano dello status di contadini liberi, in quanto lavoravano sulla propria terra, finirono anch'essi per diventare servi della gleba sotto il peso dei tributi, a causa delle carestie o dell' incremento del numero dei figli. Con la scoperta e l’apertura di nuove vie di comunicazione verso l’Estremo Oriente, cambiarono i corsi dei commerci. Venezia, che fino allora aveva mantenuto il monopolio in questo campo, subì un colpo dal quale non si sarebbe più sollevata: le casse dello Stato e della nobilità veneziana cominciarono a svuotarsi rapidamente. Numerosi nobili a Venezia rimasero senza introiti regolari; abituati a fare una vita dispendiosa, si ridussero ben presto nella condizione di dover chiedere l’aiuto dello Stato. Il numero delle famiglie patrizie ridotte alla miseria aumentò rapidamente. Per salvare dalla totale rovina queste famiglie, il Governo prese a mandarle in Dalmazia nel servizio statale, aggravando però al tempo stesso la già dura condizione dei nobili dalmati.
LA CADUTA DI VENEZIA E LA PARENTESI FRANCESE
La notizia della caduta di Venezia, nel 1797, fu accolta a Rab/Arbe senza particolari emozioni. Il 16 maggio di quell'anno la città sulla laguna fu occupata dalle truppe francesi, e già il 13 giugno entrarono nel porto due navi da guerra austro-ungariche con 263 soldati. Il rettore veneziano Venier rimase al suo posto nel capoluogo dell' isola fino al 1 luglio. Il 27 di quello stesso mese i nuovi funzionari, con alla testa il vescovo Gauzini, prestarono giuramento di fedeltà insieme a tutto il clero, ai nobili ed ai rappresentanti dei popolani. Con la pace di Campoformido (in ottobre) la Francia convalidò la consegna dell'Istria e della Dalmazia già venete all’Impero austro-ungarico che le aveva militarmente occupate cinque mesi prima.Le clausole di quel trattato di pace furono applicate soltanto per otto anni. Nelle nuove guerre napoleoniche l’Austria finì per essere sconfitta (Austerlitz, 1805) e fu costretta, con la pace del 26 dicembre di quell'anno a restituire a Napoleone Venezia e tutti gli ex possedimenti veneziani. Pertanto la Dalmazia e, con essa, l’isola di Rab/Arbe, cadde sotto il potere di Napoleone e fu annessa al suo Regno d' Italia. Il cambio dei presidi nel capoluogo dell'isola avvenne però appena il 19 febbraio 1806.L'anno 1809 è quello della pace di Schònbrun che mise fine ai nuovi scontri che nel frattempo erano scoppiati fra Napoleone e l’Austria, la quale dovette cedere all’impero francese anche i territori della Croazia a sud della Sava e la Slovenia. Dall'unione di questi territori alle altre regioni precedentemente occupate sull'Adriatico dalle truppe francesi, scaturirono le cosiddette "Provincie Illiriche" con capitale a Lubiana. Questo nuovo stato di cose durò fino alla definitiva sconfitta di Napoleone nella spedizione in Russia.Il 2 luglio 1813 i soldati austro-ungarici occuparono l’isola di Rab/Arbe. Si trattava dei "graniciari" croati sotto il comando di Budimir Novljancic.
RAB/ARBE SOTTO IL DOMINIO DELLA BICIPITE MONARCHIA
L’occupazione militare dell' isola di Rab/Arbe e dell’intera Dalmazia si trasformò in annessione all'impero austroungarico di questa regione con le decisioni del Congresso di Vienna nel 1815. Nel nuovo contesto politico-territoriale, l’isola e il suo capoluogo persero qualsiasi importanza e decaddero dal loro precedente ruolo. Già nel 1828, alla morte dell' ultimo vescovo arbese, venne abolita la diocesi e aggregata a quella di Krk (Veglia). Capoluogo della Provincia tornò ad essere Zara, mentre Arbe-città rimase una borgata addormentata che soltanto con le sue mura e bastioni, gli antichi palazzi e svettanti campanili ricordava la fiorente città medievale di un tempo. Sebbene la popolazione dell' isola fosse nella grande maggioranza di origine slavo-croata, durante il dominio austriaco la lingua ufficiale continuò ad essere quella italiana, come del resto ovunque in Dalmazia, in Istria e sugli arcipelaghi. Le lotte politiche fra il partito degli Autonomisti e il Partito Nazionale, il primo filo-italiano e il secondo croato, non risparmiarono neppure quest' isola. Inizialmente, grazie al prestigio del giudice Barbieri a Rab/Arbe prevalsero gli autonomisti, sicché la lingua d'uso nei servizi pubblici rimase quella italiana fino alla fine dell' Ottocento: il croato fu adottato appena nel 1897. La presa del potere sull' isola da parte degli autonomisti fu facilitata dalla circostanza che le autorità locali erano rappresentate dagli uomini più facoltosi i quali conoscevano ottimamente l'italiano. Pur essendo poco numerosi, essi accentravano nelle proprie mani 1'intera amministrazione e rappresentavano una grande forza politica. L’enorme maggioranza della popolazione, prevalentemente di origine croata, era invece formata da gente semplice, incolta e analfabeta, che viveva nell' ignoranza e nell' arretratezza e quindi tenuta fuori dagli eventi politici. A causa di tale situazione, per lungo tempo le idee dei "nazionali" croati non presero piede sull' isola.
RAB/ARBE dopo il crollo dell’impero austro-ungarico
In seguito onito al crollo dell'impero austroungarico alla fine della prima guerra mondiale nacque il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni che cambierà nome nel 1929 in Regno di Jugoslavia. L’isola di Rab/Arbe non entrò subito a far parte del nuovo Stato. Subito dopo il crollo della bicipite monarchia le truppe italiane, infatti, occuparono anche quest' isola, insieme ad altre dell'arcipelago del Quarnaro, cedendola al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni il 23 aprile 1921, alcuni mesi dopo la firma del trattato di Rapallo.
A Rab/Arbe città furono insediati alcuni degli uffici distrettuali. Inoltre finirono sottoposti all’amministrazione del Comune arbese anche due comuni della vicina isola di Pago: Pago-città e Novalja. Siffatta suddivisione territoriale non ebbe lunga durata; già nel 1929 venne costituito a Rab/Arbe il Distretto omonimo con giurisdizione su tre Comuni: Rab/Arbe, Pag/Pago e Novalja, che diventeranno quattro nel 1938 con la suddivisione del Comune di Arbe in due entità: Arbe-città e Villaggi dell' isola. Tale struttura cesserà di esistere nel 1940.
Prima della Grande Guerra, la quinta parte dell' intera superficie dell' isola (boschi e pascoli) apparteneva al Comune, i maggiori complessi terrieri erano di proprietà della chiesa e di pochi possidenti arbesi, mentre i contadini - che formavano l’ 85 per cento della popolazione - erano padroni solo di una minima percentuale di terre coltivabili, sicché erano costretti a coltivare la terra dei grandi possidenti e della chiesa in rapporti di colonato. Dopo l’annessione dell' isola al nuovo Stato, quei contadini sollevarono la questione della riforma agraria, provocando aspre contese e cause civili, rifiutandosi di pagare i tributi previsti dai contratti di colonato. Inizialmente le sentenze dei tribunali furono tutte favorevoli ai possidenti, ma dal 1933, in virtù
di una nuova legge che aboliva il colonato, i contadini poterono riscattare le terre dei latifondi ecclesiastici da essi coltivate. In quei primi anni di esistenza dello Stato iugoslavo fu registrato, anche ad Arbe, un grande entusiasmo delle popolazioni per la dinastia dei Karagjorgjevici i cui re e principi furono considerati dei liberatori. I partiti politici optarono per il cosiddetto "jugoslavismo integrale" legandosi a quella dinastia. Su questa scia, nel 1921 a Rab/Arbe fu costituita l’organizzazione della "Gioventù jugoslava progressista nazionalista" che si trasformerà successivamente in Orjuna.
A quel punto i più avevano ormai smaltito la sbornia, la breve euforia si trasformò in delusione. La situazione politica sull' isola venne così illustrata nel 1922 dal capovillagio di Supetarska Draga: "Gli abitanti di quest' isola si sono liberati del giogo tedesco con il crollo dell' impero austro-ungarico, ma con il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni sono stati nuovamente aggiogati all'aratro e al carro".
Nel periodo fra le due guerre mondiali si ebbe un' intensificazione del movimento turistico sull' isola. Purtroppo le scarse superfici di terra coltivabili, impoverite dall' intenso sfruttamento, rese poco feconde dall'impiego di mezzi di coltivazione primitivi, non riuscirono a trattenere sul posto la popolazione. Gran parte di essa abbandonò 1'isola in cerca di altre fonti di guadagno in altre regioni del paese o nei paesi d'oltremare; i rimanenti si dedicarono al turismo e all'industria alberghiera come occupazione aggiuntiva all'attività agricola, oppure alla pesca e alla navigazione. A titolo illustrativo prendiamo l’anno 1929. In quell’epoca fuori i confini del Comune di Arbe nacquero 203 Arbesi, dei quali una piccola parte in Francia e il resto nei paesi dell'America del Nord e del Sud.
Scioperi organizzati per lunghi anni non ce ne furono sull' isola. Non c'erano organizzazioni sindacali né esisteva una classe operaia per mancanza di industrie. Appena nel 1934 si manifestarono le prime forme di qualche organizzazione sindacale e nel 1936 fu organizzato uno sciopero di lavoratori alberghieri che però non diede risultati; anzi, finito lo sciopero, anche quella prima organizzazione sindacale si sciolse, scomparve il movimento operaio a Rab/Arbe. Si dovrà attendere il 1938 per veder nascere una sezione della Lega Operaia Croata, promossa dal Partito Contadino Croato.
RAB/ARBE DALLA II GUERRA MONDIALE ALLA NASCITA DELLA REPUBBLICA CROATA
L’attacco sferrato dalle potenze dell'Asse contro la Jugoslavia il 6 aprile 1941 fu improvviso e fulmineo. Le forze armate del paese aggredito subirono un rapido collasso: in meno di una settimana lo Stato iugoslavo cessò di esistere. Già il 10 aprile le truppe germaniche entrarono a Zagabria dove, sotto l’ala protettrice del Terzo Reich nazista e dell' Italia fascista, gli esponenti del movimento nazionalista (ustascia) croato proclamarono quello stesso giorno la nascita del cosiddetto Stato Indipendente Croato. L’evento ebbe riflessi anche sull’isola di Arbe, sulla quale il 17 aprile sbarcarono le truppe italiane. Subito dopo fu costituito il Commissariato Civile quale organismo amministrativo delle forze di occupazione. Seguirono le trattative fra Mussolini e il "duce" croato Pavelic che portarono il 18 maggio al Trattato di Roma, in virtù del quale al Regno d'Italia furono annesse le isole di Krk (Veglia) e di Arbe, insieme ai distretti di Kastav e Cabar, a gran parte del distretto di Susak e a una piccola parte del distretto di Delnice, tutti territori alle spalle di Fiume.
Per consolidare il loro potere ad Arbe gli Italiani costituirono vari enti, ricorrendo a diverse misure militari, politiche, economiche, educative e propagandistiche per assicurare il pieno successo del regime di occupazione. Inoltre, verso la metà di giugno 1941, ricorsero a provvedimenti repressivi, arrestando i cittadini sgraditi.
Il presidio italiano sull’isola contava da 2500 a 3000 soldati; le misure repressive attuate nei confronti di chi respingeva l’occupazione furono dure, vennero arrestati gli esponenti del Partito contadino croato e, soprattutto, i comunisti, esponenti, militanti e simpatizzanti. Con i primi arresti, avvenuti il 17 giugno 1941, erano state tolte dalla circolazione le persone genericamente sgradite. I successivi furono motivati con "atti di turbamento dell'ordine pubblico" oppure attuati col pretesto di reprimere "l’organizzazione, 1’esecuzione o la partecipazione ad atti criminosi".
Tra la metà e la fine dell'estate 1943 si fece sentire via via più forte la presenza dei partigiani e del Movimento di liberazione sull'isola. All'inizio di settembre, alla vigilia della capitolazione italiana, il comandante del presidio, colonnello Vincenzo Cuiuli, aveva contato sull'aiuto di unità tedesche che avrebbero dovuto sbarcare sull’isola, ma ciò non avvenne.
Gli occupanti rimisero allora in libertà le persone arrestate nella speranza di smussare 1'attacco dei patrioti, senza però riuscirvi: dopo soli pochi giorni cessò ogni resistenza delle truppe, carabinieri e finanzieri compresi. L’undici settembre era tutto finito. Le formazioni militari fuori del presidio furono disarmate dagli stessi civili arbesi, mentre gli internati nel campo di concentramento di Kampor disarmarono i loro carcerieri.
Dopo la capitolazione italiana, i Comitati Popolari di Liberazione partigiani, che avevano sin lì operato nella clandestinità, assunsero sull’isola i poteri amministrativo e giudiziario. Li coordinava il Comitato Popolare di Liberazione Distrettuale che dirigeva anche i CPL della vicina isola di Pago.
Le truppe tedesche riuscirono a mettere piede sull'isola di Rab/Arbe appena nella seconda metà di marzo del 1944, esattamente il 19 di quel mese, ma l’isola non fu inserita nella zona operativa tedesca dell’Adriatisches Kunstenland (Litorale Adriatico). In base a un accordo dei gerarchi tedeschi con quelli croati, l’isola fu ceduta allo Stato Indipendente Croato. Nel motivare questa eccezione, il Gauleiterdr Friedrich Rainer, Obergrup-penfuhrer delle SA e Commissario supremo del "Litorale Adriatico" ricordò che al tempo dell'impero austro-ungarico 1'isola di Arbe aveva fatto parte della Provincia di Dalmazia e non della Provincia d'Istria.
Così, con l’arrivo dei Tedeschi fu nuovamente instaurata 1'amministrazione dello "Stato Indipendente Croato". In seguito a ciò 1'influenza partigiana s' indebolì e i dirigenti del Comitato Popolare di Liberazione distrettuale furono costretti a trasferirsi sull’isola di Olib. Ciò avvenne il 13 agosto 1944. Il potere partigiano ad Arbe fu nuovamente instaurato il 12 aprile 1945, giorno in cui sull' isola sbarcarono le unità della IV Armata dell'esercito di liberazione. In breve tempo queste formazioni dilagarono sull’intera isola, sgominarono e disarmarono le unità tedesche. Da quel giorno e fino al 1990, anno in cui si svolsero in Croazia le prime libere elezioni, 1'isola fece parte della RSFJ, la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia. Con lo sfacelo di quello Stato, in conseguenza delle elezioni, è nata la Repubblica di Croazia quale Stato libero e indipendente.
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